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decisi di guardarlo dritto negli occhi con fermezza

L'episodio non mi riguardava direttamente; ma ho voluto essere coinvolta.
Era sera d'inverno, quindi già faceva buio. Ero in stazione di Padova (zona rossa). Mentre slegavo la bici dalla rastrelliera, intravidi due carabinieri che spintonavano un uomo, che a "giudicare" dai tratti somatici, sembra essere straniero. I due carabinieri trascinavano l'uomo brutalmente mentre uno di loro cercava di aprire il cancello, dandogli più calci sulla schiena, anche se l'uomo non mostrava intenti di resistenza.

Proprio in quel momento, incrociai gli occhi del carabiniere che compiva il gesto. Istintivamente, voltai lo sguardo per la tensione che provavo.
Ma subito dopo, decisi di guardarlo dritto negli occhi con fermezza. Penso che la sanzione sociale, seppur in maniera limitata, possa contribuire a contenere la violenza di ruolo.

Infine, tale carabiniere smise di dargli i calci. E continuò fissarmi finché non entrò in stazione.

Sinceramente, provai paura. Ma ciò non costituisce motivo di rassegnazione. Sono contenta per aver provato paura, vuol dire che desidero vivere in altro modo.

Penso che il mio gesto abbia apportato un cambiamento, anche se insignificante al momento.